Galleggiando nella libertà

Tornanti e Altri Incantesimi: 1 – Colle della Fauniera
Ecco, qui di seguito, un piccolo estratto, uno shottino insomma del mio ultimo libro “Tornanti e altri incantesimi”, appena uscito per Enrico Damiani Editore. È la storia di due viaggi. Uno fisico, l’altro mentale. Un po’ romanzo beat, un po’ Stream of Consciousness a pedali. I francesi li chiamano les 7 Majeurs: sono 7 passi delle Alpi Marittime al confine tra Italia e Francia, resi celebri dal Giro d’Italia e dal Tour de France. Se riesci a scalarli tutti in sole 48 ore, entri a fare parte della prestigiosa Confrérie des 7 Majeurs, un ordine monastico ed esoterico, a metà strada tra setta religiosa e congrega di cavalieri jedi. Iniziamo con il primo, il Colle della Fauniera, anche noto con il sinistro nome di “Colle dei Morti”.

Nelle tasche capienti della mia maglia da ciclista (ho scelto quella con le dimensioni più generose, “cargo” direi), ho stipato quattro barrette, alcuni gel energetici, poi due banane e tre panini imbottiti – uno dolce e due al prosciutto. Nel piccolo taschino aggiuntivo con zip, cucito sul petto, ci ho messo un documento e qualche soldo. Infine, nel bussolotto sotto il culo un attrezzo multi-tool per riparazioni di emergenza. Sono carico come un mulo, ho una casa aggiuntiva sulle spalle. Del resto, lo avevamo detto: autosufficienza.
E il piacere che ti regala questa sensazione – l’autosufficienza – è impareggiabile. Ti senti leggero, snello, veloce, essenziale. Ho tutto ma non ho in realtà niente. No directions home come cantava Dylan in Like a rolling stone.
Le gambe spingono, il tuo mezzo di trasporto (fisico ed emotivo) è azionato dalla tua sola forza muscolare. Puoi modulare la velocità a tuo piacimento: accelerare quando te la senti, magari alzandoti sui pedali, rallentare quando le pendenze si fanno più severe, oppure dosare le forze in funzione di quello che sai ti attenderà dopo.
Non serve altro. E tu non dipendi da niente.
In quali altre circostanze della vita puoi provare le stesse cose? Questo, però

In quali altre circostanze della vita puoi provare le stesse cose? Questo, però, significa anche assumersi le responsabilità effettive di questa libertà, anarchica e totale. Svaniscono gli alibi, reali e supposti tali. A un tratto sei tu, solo, definitivamente costretto a essere te stesso. Un bel fardello, non solo un gran piacere. La liberazione, l’affrancarsi – ho sempre pensato – non sono di per sé una cosa buona o cattiva. Sono quello che sono: scelte, e in quanto tali vanno assunte in ogni loro aspetto.
 “In auto o in moto, non saresti tu a imprimere il movimento. A piedi, non potresti coprire distanze così lunghe in così poco tempo, ti ci vorrebbero settimane,
basta chiedere a chi ha percorso il cammino per Santiago di Compostela. In bici, invece puoi.
Però non hai scuse: ce la devi fare, devi galleggiare nella libertà, da solo.
A un tratto scopro che il motivo principale, l’urgenza, mia ma credo anche di Max, di questo viaggio è proprio questa. Il bisogno di provare a essere liberi, essenziali, leggeri, senza più scuse, o retropensieri salvagente. Dobbiamo essere preparati, non solo a livello aerobico. Ma anche e soprattutto a livello psicologico. In due giorni vedremo un condensato di paesaggi completamente diversi – montagne, laghi, fiumi, ghiacciai, boschi – e parallelamente vivremo forse tutte le emozioni di una vita. Scoramento, euforia, incertezza, rabbia, depressione, sorpresa, paura. L’armamentario completo delle emozioni umane.”

A me piace andare in libreria e godermi il profumo delle pagine fresche di stampa. Per chi preferisce invece fare tutto da casa, potete acquistare il libro subito qui: