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Ho visto le streghe.

Lungo la provinciale dimenticata che solca la Valvestino, ci sono piccoli segni sull’asfalto o sulle rocce sporgenti che, come rune lasciate da streghe antiche, indicano misteriose deviazioni verso il monte. Un monte verde scuro di un bosco fitto, da cui non si vede emergere costruzione alcuna per ettari ed ettari.

Strafatto.

Ragazzi, sono sfatto.
Nel mondo dei sogni, con le palline colorate e le pedivelle che mi ruotano attorno al cranio.
Sono sotto effetto pesante. Non so se ritorno stavolta.

Cotta e mangiata.

Valcava val bene una messa.
E così domenica si mena sui pedali e ci si dirige al suo cospetto. Il Giau va allenato. Le pendenze over 10% richiedono impegno costante e sofferenza protratta. Allenamento a tener duro.

Che sia un sogno. Non un’ossessione.

Non posso nascondermi: anche se ho paura lo dico. Al “lungo” stavolta ci sto pensando seriamente.
Fa paura. Lo so. Ma sarebbe sciocco nascondersi dietro un dito. Ad oggi, credo, il “Medio” ce l’avrei già nelle gambe. Manca un mese. Spicciolo più, spicciolo meno. Non provarci, non sentirne il richiamo, sarebbe da idioti. Oltre che pavidi.

La mia droga si chiama July.

Luglio. Il mese più bello.
È nato mio figlio. C’è il giorno dell’indipendenza. La presa della Bastiglia. L’Italia che vince i Mondiali.
Il mese del sole, del caldo, del mare, del lago. Il mese che conta. Il mese della Maratona.

Casco e piovasco.

Prima tappa seria (parlo di dislivello) di avvicinamento alla MdD ’10.
Lago di Garda, come l’anno scorso. La mia palestra ove ripetere, allo sfinimento, salite su salite.
E i numeri cominciano a girare.
Risultato: portentoso. 111 km totali, con ben 2523 m. di dislivello.
Datemi il Giau.

Who’ll stop the rain?

Meno di due mesi alla Maratona. E tu piovi. Maledetto.

Lago della bilancia.

Laddove c’è un lago, là c’è la differenza. Quale? Quella tra un’uscita qualunque e un’uscita seria. Quella tra il dislivello che scorre nel sangue e le briciole di salita, strappetti rubati al cuore della pianura Padana, che scappan quasi dalle mani. Anzi, dalle gambe.

Anch’io sono per il posto fisso.

Che piova, che grandini, che tuoni, che lampeggi. Le chiappe sempre sulla sella. Il Lissolo chiama. Noi si risponde.