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Salto in lungo. (Prima puntata)

Venerdì 2 luglio 2010. Ore 21:55. Una vecchia e scassatissima Peugeot station wagon si aggira solitaria, con la spia del carburatore inquietantemente accesa, sui tornanti del Passo Gardena, sotto una tempesta di grandine e vento di portata epocale.

Vamos a Corvara.

Sì, ho fatto Gimondi, Novecolli, tutto quello che volete. Ma la Maratona è un altro campo da gioco. Un altro sport. Un’altra emozione.
Che sia un sogno. E non un’ossessione.
Ci si ribecca qui.

My Way.

Questo è il mio modo di essere felice, di sentirmi emozionato, eccitato, il mio modo di tornare bambino. Questo il mio LSD. Si chiama BDC. Due lettere diverse. E una in comune la D. Ma fa poca differenza. Sempre droga è.
Questo è il pacchetto da scartare, come un bimbo a Natale.

Ho visto le streghe.

Lungo la provinciale dimenticata che solca la Valvestino, ci sono piccoli segni sull’asfalto o sulle rocce sporgenti che, come rune lasciate da streghe antiche, indicano misteriose deviazioni verso il monte. Un monte verde scuro di un bosco fitto, da cui non si vede emergere costruzione alcuna per ettari ed ettari.

Strafatto.

Ragazzi, sono sfatto.
Nel mondo dei sogni, con le palline colorate e le pedivelle che mi ruotano attorno al cranio.
Sono sotto effetto pesante. Non so se ritorno stavolta.

Cotta e mangiata.

Valcava val bene una messa.
E così domenica si mena sui pedali e ci si dirige al suo cospetto. Il Giau va allenato. Le pendenze over 10% richiedono impegno costante e sofferenza protratta. Allenamento a tener duro.

Che sia un sogno. Non un’ossessione.

Non posso nascondermi: anche se ho paura lo dico. Al “lungo” stavolta ci sto pensando seriamente.
Fa paura. Lo so. Ma sarebbe sciocco nascondersi dietro un dito. Ad oggi, credo, il “Medio” ce l’avrei già nelle gambe. Manca un mese. Spicciolo più, spicciolo meno. Non provarci, non sentirne il richiamo, sarebbe da idioti. Oltre che pavidi.

La mia droga si chiama July.

Luglio. Il mese più bello.
È nato mio figlio. C’è il giorno dell’indipendenza. La presa della Bastiglia. L’Italia che vince i Mondiali.
Il mese del sole, del caldo, del mare, del lago. Il mese che conta. Il mese della Maratona.

Casco e piovasco.

Prima tappa seria (parlo di dislivello) di avvicinamento alla MdD ’10.
Lago di Garda, come l’anno scorso. La mia palestra ove ripetere, allo sfinimento, salite su salite.
E i numeri cominciano a girare.
Risultato: portentoso. 111 km totali, con ben 2523 m. di dislivello.
Datemi il Giau.