Tag Archives: bici da corsa

Ascensore Zen.

L’ascensore è il momento in cui penso di più. Mi guardo allo specchio: controllo che tutto sia in ordine. Sono due piani. Bastano a pensare a tutto: in poche frazioni di secondo passi in rassegna tutte le operazioni che ti aspettano e verifichi di aver compiutto tutte quelle che le precedono.

La squadra che vorrei.

Sogno una squadra come questa, ragazzi. La sogno e non è solo un sogno. Quando sono montato con le chiappe su questo mondo, un anno e mezzo fa, ero solo come un cane. Oggi sto mettendo su una squadra. Mi piace pensarci così, come in questo filmato del team Rapha al Tour of California. Belli, […]

Abbeverati e contenti.

Ma cosa diavolo è ‘sta Bevera?
Quale grimpeur lombardo non conosce questa salita in tutte le sue declinazioni: Beverella in primis.

La Montagna Incantata.

    “Se il Colle è la moglie del ciclista, la Valcava è l’amante”. Parole sante, subito.  E’ sempre un piacere svegliarsi e vederla. Dopo una notte sferzata dal vento, stamattina era così: da Corso Buenos Aires, in direzione viale Padova, i ciclisti milanesi avevano una sorpresa in serbo. Svegliarsi, uscire di casa e vedere […]

Caffè Nero Bollente.

Quel giorno e in memoria di quell’evento nacque la Caffè Nero Bollente – Squadra Corse Milano.
Oggi cresce sana e robusta, raccogliendo i più valorosi cavalieri milanesi. Sparsi dalle propaggini del Gratosoglio, passando per Piazzale Lavater, e raggiungendo infine il ridente comune pre-brianzolo di Cologno Monzese. Un manipolo di intrepidi guerrieri extraurbani rigorosamente a cavallo e pignoni. La salita nel sangue, il fango sulla pelle, l’autobiografia di Lance Armstrong sul comodino.

Il suocero pericoloso.

Il suocero pericoloso ha settant’anni ma viaggia a cinquanta all’ora. È in grado di fare anche 200 km, più di 4.000 m di dislivello, 7 ascese dolomitche in serie, senza toccare cibo.
Irride colui che, durante le fatiche, estrae dalla tasca panini preparati dalla mamma, crostatine della nonna o barrette energetiche di vario genere. Alle Granfondo non si ferma mai: la parola “ristoro” gli suona come un incomprensibile idioma lettone.

Perché io salgo.

Perché mi piace andare in salita?
Perché fare fatica, consumare ettolitri di liquidi, farsi venire il mal di schiena unicamente per inerpicarsi come degli idioti a su dei tornanti a gomito? Perché amare l’ondulato, quando puoi startene sotto un ombrellone a sorseggiare una noce di cocco bello orizzontale?

Beware of the fog.

Ore 10:00. Naviglio Grande. Canottieri Olona.
Freddo perso. Le dita, come sempre, vengono meno alla loro funzione neuro-vitale dopo soli 5 minuti 5. Devo fare qualcosa: anche con due paia di guanti, la situazione non migliora.

Come non amarti, maledetto yankee?

Ho trascroso la mia vita gareggiando in bicicletta, dalle strade secondarie di Austin, nel Texas, fino agli Champs-Elysées ed ho sempre pensato che, se avessi dovuto fare una fine prematura, sarebbe stato perché qualche rancher, nella sua Dodge 4X4, mi avrebbe fatto finire a testa in giù in un fosso.
Parola di Lance Armstrong