Pignoni nerazzurri.

E' un sogno, non un'ossessione.

Scrivo con la pelle neroazzurra. Tutta d’oca, per la cronaca.
La mia squadra del cuore è campione d’Italia. Il resto, in qualche misura, viene dopo.
Sabato di duro lavoro dedicato a ritmo, alla distanza, al dislivello, compatibilmente con il tempo imbarazzante, tardo autunnale, che solo oggi, domenica, mentre vi scrivo, è tornato a essere sereno. Come l’Inter.
Scrivo questo post imbevuto di bicicletta e pallone, come Gianni Brera, maestro e asceta delle gaddiane perifrasi, insegnò a chiunque ami lo sport.
Sabato, uscita tosta, dicevo. 120 km e oltre 1.700 m. di dislivello. Simulazione quasi perfetta di una Granfondo. La Novecolli.
Ho deciso: sarò a Cesenatico, con il cuore a Madrid. Tenterò questa follia che mi elettrizza la pelle e il cuore. Correre la domenica dopo la finale di Champions League, attesa trentotto anni. Correre con l’Inter sul comodino. Correre con Cambiasso nel pacco pignoni. Tra il 16 e il 21.
Alzarsi nella pensioncina sperduta, in località Valverde di Cesenatico, alle 4:30 del mattino, infilarsi in griglia alle 5:30, dare il primo colpo di pedale attorno alle 6. Il tutto, sapendo già come è andata.
È una follia, lo so. Ma io e l’Inter folli siamo. E questo strano clima che mi circonda e di cui faccio parte certo non aiuta a fare cose sane di mente.
E dunque calma è sangue freddo. Cesenatico sarà Madrid. Il Barbotto, il Santiago Bernabeu. Io, Wesley Sneijder.
Torno all’uscita di sabato.
Io, il Pitone del Gratosoglio, Giuanin ci si dà appuntamento in villa con il pedale rovente.
Si parte agili, si grattugia il cinquanta sul Monticello. Si celebra il Sirtori. Si rincara con un Colle Brianza da Castello, cui si aggiungon le rampe al 13% del Giovenzana. Crostatina della mamma, banane e panini e già verso Galbiate, diretti. Tra torrenti che invadono la strada, manco fossimo in novembre e pozze oceaniche. Mai viste le strade brianzole così malconce a maggio inoltrato. La temperatura è inquietante: si parte con 8° – sempre maggio inoltrato… – si ritorna con 14° – idem con patate.
A Galbiate, dietrofront e si risale il Colle a ritroso. Altri metri di dislivello, con il tarantola che va in fuga. Si scende indi a Rovagnate e si piega per Perego. È tempo di Lissolo. Io e il Tarantola meniamo come pazzi, in un’assurda gara a due, che induce preoccupanti fuorisoglia degni di un ottantenne prima di cardiopalma. Si giunge in vetta appaiati, seguiti poi dal Giuanin. Che sale con il 39, le rampe al 16%. Mica paglia.
Il Tarantola, anche detto Pitone del Gratosoglio, deve far rientro. La padrona e gli eredi lo reclamano.
Io e il Giuanin, nonché detto il “il Padovano- Bressese” (a causa di un improbabile incrocio di natali e luogo di residenza)  ripieghiamo nuovamente su Perego e ci spariamo la seconda dose massiccia, per alcuni letale, di Lissolo. Nuove rampe al 15-16%, nuovi fuorisoglia. Nuovo autismo conclamato. Da ricovero.
Rientro, al solito, “a tuono” via Sirtori-Monticello-Carate-Monza.
Gambe sotto il tavolo, con doccia fatta, per le 13:15.
Il giorno dopo, oggi, lo scudetto sul petto.
-7 a Cesenatico.
Che la truppa raggiungerà festante già nel dì di venerdì 21, accompagnata da due santoni indiani, un pranoterapeuta e due neuropsichiatri infantili, per gestire la folle doppia tensione della vigilia del ciclistapericoloso. Se poi “lui” mi cita anche Sartre…
State con me, vi prego, ne ho bisogno.

Totale distanza: 120 km
Dislivello: 1.725 m.
V/m: 24,02 km/h.