Il fiato sul Colle.

 

Vasche al colle. Sella Ronda in salsa pericolosa.

Colle Brianza per 3. Voce del verbo: -27 alla Maratona.

La Maratona è alle porte. La sua aria, i suoi venti, le sue cime impastate di mito, gloria e lacrime di sofferenza ci soffiano addosso con tutta la loro forza centripeta.
E noi? Noi andiamo al Colle. Pivelli che non siamo altro. 
A fare il Sella Ronda dei poveri. Ed ecco che d’improvviso le rampe del Giovenzana paion tramutarsi nel Giau. Il Lissolo nel Falzarego. Sirtori nel Campolongo, prodromo della fatica epica.
L’importante è crederci.  
Aggiungeteci che la nuovola dell’impiegato è andata all’incontrario: senza mai pioverci addosso nonostante il suo carico di nero grandigeno. Ed ecco che avete un’uscita corta, ma pericolosissima.
Corta, dicevo (e con avvicinamento in auto alle ondulazioni predilette), ma interamente dedicata alla sola dea salita. Quella che dobbiamo avere in testa da qui al 5 luglio.
Dunque, ieri, manco 1 km di pianura. Al massimo un lieve falsopiano in salsa Monticello. 
Vasche al Colle, dicevo. Sembrava di essere in Corso Vittorio Emanuele la domenica pomeriggio. Avanti e indetro. Indietro e avanti. Un saluto al tale, un sorriso all’altro. Da Ravellino A Rovagnate, da Olgiate  a Giovanenzana, da Castello a Olgiate. Allo sfinimento. Eran tutti lì. In questo piccolo insediamento gobbuto nel cuore della Padania. Su e giù. Giù e su. Mini anelli da quindici chilometri. Strappi aspri e intensi: dalla rotonda del Colle provate a salire a San Nicola, ad esempio. L’attacco è appena a sinistra del “Bar del Colle”, dove la gestrice, felliniana anche lei, con seno prosperoso dispensa caffè a iosa agli atleti per mitigarne le fatiche. Salite e godete. Sono nemmeno 2 km. Eppure c’è da penare. Strappi al 16-17%. Curve strette, a gomito, si sale in pochi. 
Le nuvole nere, compatte si muovono come mandrie di bisonti. Par certo che pioverà. Eppure noi si sale. Io, Mario, Nicko. Il trio lescano delle alture brianzole. Si parlotta, si scatta, si controscatta. A me questo su e giù mi ricorda quello di Alex in Arancia Meccanica: un atto sessuale a tutti gli effetti. La salita ha un che di erotico e quando ne fai tante corte, questo luna park roller-coaster mima un amplesso sui pedali a tutti gli effetti. Arrivi ai piedi della nuvoa salita, con il vento in faccia della discesa appena conclusa, che ti senti un bambino sceso dall’ottovolante di Cony Island: “ne facciamo un’altra?” 
E dunque sotto di nuovo. In su, e poi in giù. In giù e poi, di nuovo, in su. Ebeti. Autistici. Felici.
Le nubi e la grandine ci faranno l’occhiolino per tutta l’uscita, senza mai, tuttavia, battezzarci. E poi, al rientro, come da copione, quando già siamo in auto guadagnando il capoluogo, ecco un sole che spacca le pietre. Fa niente. Va bene lo stesso. 3 ore e mezzo così tonificano spirito e mente. Soprattutto quando in programma da qui al 5 luglio ci sono uscite da far impallidire Contador. 
Dai che oggi siamo a – 27.

Totale distanza: 75 km.
Dislivello: 1.600 m.
Salite princinpali: Giovenzana (da Castello), San Nicola, Colle (da Rovagnate), Lissolo. 

Foto: http://www.rapha.cc