Terre Rare

Paesaggio interiore
Sono le strade a fare le storie. E sono i luoghi a parlare di più a chi pedala: ognuno ha i suoi, posti che lo aiutano a stare meglio, che gli ricordano qualcosa, perché forse erano già dentro di lui.
Come sostiene lo psichiatra Vittorio Lingiardi infatti il paesaggio esterno corrisponde sempre a un paesaggio interiore.
Quando si pedala tutto ciò viene ancora più amplificato: il rumore delle ruote, i cambiamenti d’aria e di temperatura tra una zona umida e una secca, tra l’alta montagna e la pianura si susseguono come una melodia. Un alfabeto silenzioso di cui riconosciamo perfettamente l’ordine. Come avviene tutto questo? Solo con l’abitudine? Nient’affatto. A farci sentire in armonia con la bici e con il posto in cui stiamo pedalando, è proprio la corrispondenza tra ciò che vediamo fuori e ciò che sentiamo dentro. In auto, in moto, persino a piedi, non otterremmo lo stesso effetto. La velocità del ciclista è quella giusta. L’unica, la sola possibile per sentirsi parte di ciò che abbiamo attorno. Un elemento, anche noi, del paesaggio.
Spesso i luoghi cari al ciclista si rivelano essere anche luoghi in cui non è mai stato. Il benessere dato dal paesaggio e dal movimento leggero delle due ruote è quello di chi, anche per la prima volta, sente che laghi, fiumi, montagne ma anche chiese, pievi sconosciute – mentre fa fatica – gli parlano e gli corrispondono. Ne nasce uno scambio reciproco che trasforma ciclista e luogo in una cosa sola. E questo porta gioia, piacere.
Per questo, forse più che per tutto il resto, amo andare in bicicletta. Quel senso pieno di benessere, quasi prenatale, quella felicità intima e infantile, le provo solo facendo questo sport all’aria aperta.

Nuvola Rosa
La bici mi ha permesso di scoprire luoghi che mai alternativamente avrei visto. Non solo, ma di farmi sentire in armonia con questi. Sopra vedete una piccola chiesa a due passi da Bergamo: la Rotonda di San Tomè, chiesa romanica risalente alla metà del XII secolo. Si tratta di un “Unicum” architettonico: pianta perfettamente circolare, e incredibilmente ben conservata. Un gioiellino. Siamo ad Almenno San Bartolomeo, ai piedi delle Prealpi che chiudono il torrente Imagna, incastonato nell’omonima valle. Una zona di straordinaria selvaggezza, ricca di salite impegnative e poco trafficate dove allenarsi, soprattutto in primavera. Una zona ciclisticamente importante: qui hanno corso grandi campioni di questo sport. Uno su tutti: Felice Gimondi. il “Nuvola Rosa” raccontato da Gianni Brera, per la sua capacità di resistere agli avversari stoicamente, come il capo indiano, e vincere un’ultima volta il Giro d’Italia nel 1976.

Valle Imagna, Resegone e altre sciocchezze
Domenica 4 maggio 2025, proprio tra queste terre, si terrà la Granfondo BGY Airport di Bergamo. Partenza e arrivo nel capoluogo capitale della cultura 2023 assieme a Brescia. Occhio però: per chi fosse interessato, le iscrizioni chiudono sabato 12 aprile. Se avete intenzione di farla, sbrigatevi.
Io, ovviamente, la farò. È una di quelle gare cui non voglio mai mancare. I motivi sono tanti e diversi. Dal legame proprio con Felice Gimondi, che ho conosciuto e su cui ho scirtto un libro, a quello con il territorio, con questa chiesetta, che è nascosta, quasi volesse starsene in disparte, lontana dal turismo di massa. Eppure immersa perfettamente in un dedalo di ciclabili: le “Ciclovie del Romanico” recitano i numerosi cartelli stradali che la circondano: forse un invinto a venire a vederla in modo gentile, dolce, senza fare rumore, ma piuttosto un po’ di fatica.

La Granfondo BGY Airport ha una storia antica. Prima si chiamava “La Felice Gimondi”, per ovvi motivi. Oggi si chiama come l’aeroporto internazionale di Orio al Serio, e non a caso. Sono infatti comodamente raggiungibili, anche in bicicletta, partenza e villaggio gara, direttamente dalla scaletta del aeromobile oltre che dal casello dell’A4. Un incentivo a muoversi e scoprire il territorio della bergamasca anche per chi non è italiano: un inglese, un tedeseco, un olandese non troveranno mai tante salite così vicine alla pista di atterraggio del loro volo. E non avranno tante altre occasioni per immergersi in una zona verde, ricca di fiumi, segni rupestri, borghi segreti (faccio due nomi su tutti: Fuipiano e Brumano, entrambi in Valle Imagna: andate a capire perché). Pedalare non solo per fare la granfondo, ma per utilizzarla come magnifica “scusa” per farsi del bene con il paesaggio. E magari scoprire che, dopo tutto, quelle prime pendici rocciose, ai piedi del Resegone e non lontane dall’Adda, erano luoghi da sempre presenti nella propria anima. Numerosi i pittori che qui si sono sbizzariti: quasi il paesaggio non potesse far altro che essere catturato, disegnato, rimodellato a propria immagine e somiglianza.

Numeri primi
Tre i percorsi della Granfondo BGY Airport. “Corto” di 89,4 km e 1.400 m di dislivello, “medio” di 128,8 km  e 2.100 m dislivello, “lungo” di 162,1 km e ben 3.050 m dislivello. Io farò quest’ultimo, perché è magnifico e non voglio perdermi nemmeno una delle valli attraversate.
Tornando al paesaggio, queste ultime saranno 6: Val Cavallina, Valseriana, Val Serina, Val Brembana, Val Taleggio, Valle Imagna, 37 i Comuni. E la bellezza, per me ormai luogo dell’anima, della Valle Imagna farà da contraltare Val Taleggio: strada incredibile scavata nella roccia con colpo d’occhio degno di un grande paesaggista romantico, che da solo vale il percorso. Poco da dire anche sulla Val Brembana, con la sua vista sulle Orobie e l’impetuoso scorrere del Brembo, il suo fiume. Che qui ogni valle ne ha uno.
Tra paesi che sanno di terme e acque minerali, come San Pellegrino. Qui un tempo la ferrovia, a scarto ridotto e binario unico, serviva a portare i convogli carichi di casse d’acqua fino a Bergamo e poi al resto d’Italia e da lì al mondo. Oggi è stata riconvertita in una splendida ciclabile. Un cerchio che si chiude.
Ci vediamo a Bergamo: sarò lì già sabato 3 maggio a parlare di strade e luoghi che fanno bene Seguiranno dettagli.