Questione di Ubris.

Giau. Il Passo della tracotanza.

“τανταλίου τιμωρείται από τους θεούς”: l’ubris di Tanalo è punita dagli Dei.
La tracotanza dell’uomo che osa sfidare gli Dei, genera l’accecamento da parte di questi ultimi.
Non andare oltre i tuoi limiti, non osare sfidare gli Dei. Non fare il Percorso lungo. Sei un uomo. Resta coi piedi sulla terra.
4 luglio 2010. L’ora della verità.
Lo sto già sognando di notte da qualche mese. Il suo nome è uno spavento. Giau.
Situato al centro di un vasto alpeggio, ai piedi del Novolau (2574 m) e dell’Averau, il passo di Giau sarà il mio tormento da qui ai prossimi 3 mesi e mezzo.
Il profilo del Novolau, lo vedete la dietro: solitamente non delude il suo nome ed è incappucciato e  gravido di piogge, che rendon ancora più avvolta da ali di mistero e fascino la sua chioma di rocce acuminate. Nonché la bellezza e la forza oscura che richiama.
Il Giau. Il vero ostacolo, la vera differenza, il vero metro di paragone che divide Percorso Medio da Percorso Lungo della Maratona dles Dolomites. Sono 10,1 km con pendenza media del 9,1% e punte del 15%. Non molla mai: per farla breve, una costante biscia nera che si avvolge tra la vegetazione via via più brulla, inchiodata sul 10%. Senza grosse variazioni. Non c’è molto da fare: devi star male. E lasciarti avvolgere, fin quasi stritolare. Maledetto d’un Giau.
Già, perché, si dà il caso, caro ciclistapericoloso dei mie stivali, che al Giau ci arriverai dopo la bellezza di altri 5 passi alpini nelle gambe. Una marmellata di acido lattico.
Sono 4.100 m. di dislivello contro i 3.090 del percorso medio, fatto l’anno scorso, in 6 ore meravigliose. 6 ore di fatica, brividi ed emozioni che porto ancora addosso oggi, come medaglie al valore sturm un drang.
Ho bisogno di una sfida. Di un orrido da superare. Fa bene alla vita. Regala speranze, paure, illusioni, soddisfazioni, sogni per un anno intero. Volete mettere con altre droghe?
La cosa più bella non è la meta, è il viaggio. L’Odissea di metafore e fantasmagorie che ti separa dal raggiungimento di ciò che ti sei prefissato. Ha un altro sapore tutto: ogni uscita, ogni pedalata, ogni miglioramento. Ti senti “in viaggio”.
In una sorta di transizione permanente, un loading mentale, un caricamento perpetuo.
Dunque, cari miei, sono in viaggio. Partito, zaino in spalla, salutato i cari, gli amici e diretto con la mia nave verso le oscure ed incerte acque del Giau.
Le mie colonne d’Ercole. Il dislivello che non puoi. Che va oltre i tuoi limiti. L'”Ubris” del ciclista, la tracotanza dell’uomo che sale. Potrò mai pedalare più di quelle 6 ore, potrò mai 4.100 m. di dislivello?
È la Maratona, bellezza. Non è una granfondo per signorine.
E allora che Maratona sia. Andiamocelo a prendere, questo Giau. Pecchiamo di ubris.