L’amico pericoloso.

 

E' quello che porta la medaglia al valore. Come te.

E' quello che porta la medaglia al valore. Come te.

Fondamentale quando pedali, avere un compagno che pedali come, quanto, più di te. Quello matto che è più matto di te. Quello che vi basta uno sguardo, un sogghigno per buttarvi da una discesa alpina a capofitto. O per alzarvi la mattina alle quattro. Quello che se gli proponi di andare a prendere uno che scatta in salita, non esita a farlo. Come un bimbo. Come te. Quello che se piove, tira vento, ci sono 5 gradi sotto zero, si esce lo stesso. Quello con cui condividi una stanza a Corvara, di un vecchio ammuffito Garnì, e assieme la trasformate, come per magia, nel motrohome dell’Astana. Quello che se parla con te, quando nomini il Tourmalet gli brillano gli occhi. Quello che se si tratta di pedalare, saltano le riunioni. 
Quando pedali, devi avere un altro come te. Da solo, usciresti pazzo. E’ meglio di una squadra, è più raro e fondamentale di qualunque doping. 
Se pedali, devi avere a fianco un’altra pedivella. Come in un tandem virtuale. O in un sidecar a propulsione umana. Uno disposto a vendere la macchina, per comprarsi un paio di ruote da alto profilo, ad aprire un mutuo per un reggisella integrato. Quello che durante la settimana, come te, in città si va a scatto fisso, perché non ci si può perdere nemmeno un centimetro di questo sogno a pedali. Quello che sulla borsa porta la spilla della Maratona dles Dolomites, come una medaglia al valore. Quello che un tornante è meglio di una serata in discoteca. Quello che si bea, a tutti gli effetti, come te, solo ed esclusivamente  di endorfina purissima. 
Ogni ciclista pericoloso che si rispetti, ha il suo amico pericoloso.
Quello che gli propone sempre la follia che può andar oltre la sua. 
Ieri, 118 km per due, tra le lande brianzole. Il Colle fino a Galbiate, ove si apre alla vista un Resegone da paura, uscito diretto dalle pagine del Manzoni. 
Ritorno in treno: sul falsopiano che dal Monticello porta a Monza, vedo balenare i 60/h per un istante sul Rox. Non sei lì in quel momento. Voli, ti stacchi da terra, il vento nei capelli, sotto il casco, i brividi sulla pelle. L’amico pericoloso, al tuo fianco. Con la Maratona negli occhi e la NoveColli sulla pelle.