giugno 18

Les italiens al Tour: 4 – Fostò

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Senza Serse, non vado da nessuna parte.
Era appena morto Serse, e chi ci aveva voglia di andare al Tour de France?
Eppure tu eri il più forte, Alfredo Binda non avrebbe mai rinunciato a te. A tutti, magari persino a Bartali, ma non a te. E allora incaricò proprio lui, Ginettaccio, il tuo rivale di una vita, di provare a convincerti. Te lo mandò in camera, lo fece bestemmiare, trasalire, urlare. Tutto quello che voleva purché ti convincesse. Fu una fatica immane, ma alla fine ci riuscì. A quel Tour, quello del 1951, ci saresti andato. Ma la testa era altrove, lo si capì subito. I distacchi dalla maglia gialla siderali, le azioni degne di nota ridotte al lumicino. Troppo poco per un “Campionissimo”. Troppo poco per uno da cui ci si aspettava tutto e di più. Mancano poco più 2 settimane alla Grande Boucole 2018, ed ecco la 4a puntata dei brevi estratti dal mio libro “Gli italiani al Tour de France” (Utet). Oggi prende il microfono un’icona non solo del ciclismo, ma dello sport italiano tutto. Quasi quasi mi sento un po’  soggezione a sentire la sua voce, vagamente nasale. Storia di Fausto e di suo fratello Serse, morto giovane, quasi per sbaglio. Tutta colpa di una rotaia. Signore e signori ecco a voi Fausto Coppi da Castellania.

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Rotaie
(Fausto Coppi, Torino, 29 giugno 1951)
Che poi tu lo sai bene che cosa vuol dire. Quando Giulio, tuo fratello, è morto, a cosa hai pensato? Hai creduto che fosse tutto facile? Ma sì, certo, è ovvio col tuo carattere. Non ci si poteva certo aspettare che reagissi diversamente. Tutto va avanti per te, lo spettacolo deve continuare. Come buttare giù un bicchiere d’acqua, tirare una riga e riprendere a pedalare. Basta dirsi «questo è il mio mestiere, me lo sono scelto io e le disgrazie, si sa, possono accadere, vanno messe in conto, anche se si tratta dei propri cari. Dici che devo, anzi dobbiamo, farlo soprattutto per loro?».
Ecco, sai cosa ti dico? Io quel “devo” non riesco, non posso proprio dirlo. Sarò d’animo debole, che vuoi farci?
Senza Serse, io non vado da nessuna parte. Men che meno in Francia. (…)
No, io in Francia non ci vengo, non mi sento proprio, perdonami, spiegaglielo tu a Binda. Senza mio fratello io non mi muovo di qui, ho già avvisato a casa, Bruna lo sa, ha capito ed è felice. È sempre stata lei a implorarmi di smettere, era il suo sogno: «Di soldi ne hai già fatti, Fausto, ritirati finché sei in tempo. Dedicati a me a e a tua figlia Marina. Che se no, lo so, ti rivedo al campo santo, precipitato giù per una discesa dei Pirenei, annegato in mare in Bretagna, finito contro un paracarro in Normandia».
E pensare che invece le ho sempre risposto a brutto muso: «Bruna, questa vita è la mia, decido io». Ma ora lo so, aveva ragione. Fosso o rotaia, Serse e non io, fa poca differenza. Un Coppi è morto. Siamo morti tutti e due. Torno a casa.
Eppure, vedi Gino, lo so bene che con te mi posso confidare. Nemmeno gli amici più cari o i parenti più stretti sanno cosa si prova in momenti come questi, quando perdi un fratello. Tu invece sì. E sai perché?
Perché, dietro quella tua scorza, sotto quei muscoli che sono ancora scolpiti nonostante i tuoi trentasei anni suonati, hai dei sentimenti. Te lo leggo nelle rughe del volto, negli occhi nascosti dietro quelle ciglia così severe. L’hai provato anche tu cosa vuol dire, hai sentito anche tu quel senso di vuoto improvviso, il crollo di ogni cosa che ti circonda, il morire dei pensieri più dolci. Anche tu, ci scommetto, ti sei sentito in colpa per tuo fratello Giulio, morto giovane in una gara di dilettanti.
E chi lo ha fatto salire su una bicicletta da corsa contro il volere di mamma e papà?
E così vale per me. Io ho trascinato Serse a fare il ciclista, io l’ho portato lontano dai campi e dalle risaie, sono stato io a dirgli che stare tra i maiali, le vacche e le scrofe non era per lui. Che il mondo, quello vero, non è racchiuso in quelle quattro colline in mezzo alla nebbia di Tortona, ma che può avere il colore delle Alpi e degli Champs-Élysées.
Ero stato io fargli sognare il Tour de France. E non me lo perdono.
Perciò adesso vorrei essere lasciato un po’ in pace. Va’ sereno Gino, dì che ho deciso io e io da solo, che tu hai tentato di convincermi fino all’ultimo.
Però un po’ come te vorrei essere: sapere come fai tu, da che parte cominci a combattere contro il dolore. Dove la trovi tutta quella forza d’animo? Dammene un po’, ti prego.
Mi sento inghiottito da un gorgo così nero che non lo puoi nemmeno immaginare.
Un vortice che mi tira giù, sul fondo di un mare a me sconosciuto. Stasera non ho nemmeno voluto cenare, non mangio da ore, né ho intenzione di farlo per i prossimi giorni. (…)
CONTINUA A LEGGERE “GLI ITALIANI AL TOUR DE FRANCE” (UTET 2018)

Foto: Casa Coppi, Castellania – ©ciclistapericoloso, tutti i diritti riservati

Per chi volesse ci vediamo a Roma, mercoledì 20 giugno, ore 18:30 da Cicli Lazzaretti, via Bergamo 9/13

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