Milano calibro Manetta.

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La nuova mala milanese viaggia a manetta.

Sempre all’attacco
Sempre bagarre
Sempre menate al limite
Sempre fuorisoglia
Sempre a limare
Sempre sulle ruote
Una gang, una posse
Una compagnia di ossessionati

Usciti direttamente da una sceneggiatura di Giorgio Scerbanenco o dal manifesto per il futurismo di Tommaso Marinetti. Scegliete voi.
Fatto sta che li amo maledettamente.
Milano Manetta. La nuova ligera che mette a sconquasso il Gratosoglio, dalla Conca Fallata ai Navigli pavesi. Il terrore degli abitanti del loco. Un’orda tribale di indios creativi dal pedale facile che due volte la settimana fa scorribande, saccheggiando come unni, l’asfalto e il duro pavè che ci circondano . Un drappello di cavalieri maledetti che vagano al ritmo dell’ultrasuono. Il sottoscritto credo li può solo veder passare. Al momento. Ma il richiamo è forte. Il fascino conturbante. Essere un Milano Manetta equivale a essere iniziato a una gang di Los Angeles.
Appuntamenti fissi, cadenzati, orari precisi, luoghi prestabiliti. Richiami al proprio rischio e pericolo, ripetuti.
Partenza con gas aperto, fino all’asfissia, dal primo colpo di pedale, fino allo stremo della volata finale.
Poi tutti a casa o in ufficio come niente fosse. Anomimi cittadini perbene. Anime maledette strappate alla sana sedentarietà urbana.
50, a volte 80 pedalatori folli, avvoltoi dell’asfalto. Passano, bocche aperte, pancia a terra, piega bassa, e si dileguano. Come un gruppo di banditi in un western di Sergio Leone. Ammalati delle proprie endorfine, incapaci di intendere e volere altra forma di pedalata che non sia l’ultravelocià. Solo la velocità, allo stremo, fino all’asfissia.
Alla ricerca delle cadenza perfetta come un surfista cerca l’onda più alta.
Improbabili e pericolose pedalate all’imbrunire fino a notte fonda. A perdizione. Là dove nessuno fa domande e non guarda troppo a lungo negli occhi. Darkness on the edge of town. Eroi futuristi, con il mito della pipa e del reggisella integrato.
Il 12 rovente, sempre, che sfiamma su una lightweight ad alto profilo. Il rumore del vento che frulla sulla presa bassa. Gli sguardi in trance, da killer spietati. I pignoni ancora fumanti, una volta scesi dalle belve.
Milano Manetta è questo ed altro. La ricerca del trance in sella a una specialissima.
Una nuova forma di letteratura suburbana.
Il ciclista pericoloso non può che renderle onore.

(fonte immagine: bikeobsession)